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RAZZE PERICOLOSE - DECRETO SIRCHIA

 

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LETTERA DELL'AICC AL MINISTRO SIRCHIA

 
 
La nostra associazione è sempre stata sensibile al problema “cani pericolosi”, cercando di portare il suo contributo, non solo a livello di testimonianza, ma con proposte concrete. Risale al 4 Settembre scorso l’ultima riunione sull’argomento a cui ho partecipato.

Leggendo alcuni forum ho letto alcune cose inesatte, prima fra tutte la competenza del ministero della sanità in materia. Il decreto n. 320 del 1954 a cui fa riferimento il ministro Sirchia nell’ordinanza, demanda ai medici veterinari delle ASL compiti di polizia veterinaria. Le ASL è noto dipendono dal ministero della Sanità...E’ auspicabile, specie da parte dei dirigenti delle associazioni cinofile, che prima d’inviare lettere agli Enti preposti, si verifichi l’esattezza delle informazioni in possesso e le correttezza nell’interpretazione dei provvedimenti legislativi, diversamente, “brillanti” figure a parte, si crea una gran confusione che non giova alla causa.

Qui di seguito riporto il testo della lettera inviata dall’AICC al Ministro della sanità Sirchia.

" Egr. signor Ministro,mi permetta di esprimerLe l’apprezzamento della nostra associazione, per la sua decisione d’interessarsi alle problematiche connesse alla custodia dei cani. La sua decisione ci è parsa tempestiva anche in risposta ad un battage giornalistico, che rischiava di criminalizzare i cani oltre misura. La sua iniziativa mette finalmente in condizione il cittadino italiano, di avere una disciplina che regola la gestione del proprio cane valida su tutto il territorio nazionale. Questo mette fine alla anacronistica situazione di una frammentazioni di leggi a carattere locale che disorientavano il proprietario del cane , in particolare durante i suoi trasferimenti.Come appreso dalla lettura del testo, il provvedimento ha una durata limitata nel tempo in attesa di una normativa in materia. Ci permettiamo pertanto, di porre alla sua attenzione alcune annotazioni che riteniamo utili, affinchè il provvedimento ottenga gli effetti desiderati: il massimo beneficio nella salute, nella tutela dell’integrità fisica dei cittadini, senza penalizzare oltre misura i cani ed i loro proprietari.Ci pare di capire che il divieto all’addestramento così come formulato “esaltare la naturale aggressività o potenziale pericolosità” non si riferisca all’addestramento sportivo o a quello della difesa. Il primo è costituito da un’insieme di esercizi che il cane svolge per ordine e sotto il controllo del conduttore. Questi addestramenti sono ottenuti ricorrendo al rinforzo positivo del premio (bocconcino) e mirano ad abituare il cane a tenere un comportamento coretto, controllato e non prendere iniziative dettate solo dall’istinto. L’addestramento alla difesa è equiparabile al precedente In questo caso il cane agisce solo in difesa del proprietario. Questa è una dote che hanno istintivamente molti cani di razze diverse, l’addestramento serve ad abituare il cane a rispondere ai comandi anche quando entra in azione, questo costituisce sicuramente un aumento della sicurezza. Il risultato tangibile tra un cane che ha ricevuto un buon addestramento ed uno che non lo ha ricevuto, è proprio quello del maggior controllo del primo rispetto al secondo. Si può affermare, che l’addestramento riduce gli incidenti e limita, eventualmente, i danni; per questo andrebbe incentivato. Da sottolineare che la frequentazione dei campi di addestramento, costituisce una delle poche opportunità a disposizione dei possessori di cani, per migliorare le loro conoscenze sull’animale e la sua detenzione. L’ordinanza, per quanto riguarda l’addestramento, ci pare necessiti di un chiarimento. Infatti si è fatta strada, tra coloro che hanno poca conoscenza della materia, l’interpretazione del divieto totale di addestramento. Questa interpretazione, oltre che andare in senso contrario rispetto al raggiungimento degli obbiettivi che l’ordinanza si prefigge, creerebbe un buon numero di disoccupati nel settore cinofilo, evenienza, siamo certi, non sia nelle intenzioni del signor Ministro causare.

Anche l’uso della museruola ci sembra meriti un approfondimento. I cani che si sono resi protagonisti degli episodi di cronaca, erano tutti liberi, questo giustifica il dubbio che se fossero stati tenuti a guinzaglio, le aggressioni non ci sarebbero state ed il problema non si sarebbe neppure posto, almeno in questi termini. Il richiamo nell’ordinanza alla norma contenuta nel DPR n. 320 del 1954, ci pare ineccepibile trattandosi di una legge tutt’ora in vigore. Quello che preme evidenziare, è che la formulazione di detto decreto, risale ai primi anni cinquanta. Molto probabilmente non è al passo con i tempi, tant’è che la sua applicazione è stata negli anni ampiamente disattesa, sia dai proprietari di cani, sia da chi doveva farla rispettare. Dagli anni cinquanta ad oggi la presa di coscienza del benessere animale è cresciuta enormemente nell’opinione pubblica e nell’ambiente politico. L’animale d’affezione conquista sempre più spazio nella nostra società, come dimostrano le proposte per inserire i cani nello stato di famiglia, le norme sull’anagrafe canina, nonchè alcune sentenze che nel procedere al risarcimento del danno non hanno considerato l’animale d’affezione alla stregua di una cosa.

Ci pare quindi, signor Ministro, che Lei, dimostrando sensibilità al problema, possa dare impulso ad un’iniziativa per armonizzare le norme in materia cinofila, portando un concreto beneficio a tutti i cittadini. Quanto previsto dal DPR 320 del 1954 deve, a nostro avviso, essere aggiornato alla realtà degli anni 2000, diversamente rischierà, come è stato fino ad ora, di rimanere una legge di scarsa efficacia. Mi permetto di segnalare che molti cinofili comprendono la necessità di mettere in sicurezza i loro cani anche, e soprattutto, per rispetto degli altri, per cui concordano con la prescrizione dell’uso della museruola nei locali e sui mezzi pubblici. Ritengono per contro, che imporre la museruola nei luoghi aperti al pubblico, in pratica come escono di casa, sia una decisione che penalizza eccessivamente gli animali. Questi cinofili ritengono che questa prescrizione dovrebbe riguardare solamente le aree particolarmente affollate. Esiste infatti una bella differenza, tra il potenziale pericolo e disagio causato dal cane nella via principale, durante l’ora del passeggio, al sabato pomeriggio, rispetto alla passeggiatina nella strada periferica semideserta, al mattino presto o alla sera tardi. In quest’ultime situazioni, la prescrizione dell’obbligo della museruola appare ai loro occhi una mera crudeltà. Credo convenga anche Lei che questa posizione è costruttiva e responsabile, per questo ci auguriamo che possa trovare il giusto riscontro.Questi stessi cinofili non nascondono il loro disagio di fronte ad un’ordinanza che richiama all’uso parziale di una legge dello stato e crea di fatto una discriminazione tra razze che la citata legge 320 non fa. Augurandoci di aver fornito un piccolo contributo alla ricerca di una soddisfacente soluzione al problema, porgiamo deferenti ossequi."

Il Presidente AICC



 
     
 
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DECRETO SIRCHIA
 
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