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La richiesta all'AICC, di verificare alcuni scritti attinenti alla cinofilia emersi nel contesto di una più completa e complessa ricerca sulle origini e la storia di Montopoli di Sabina in provincia di Rieti, è stata linizio di una ricerca storica sulla razza che ha portato alla luce testimonianze di grande rilievo, che sono a tuttoggi la più antica documentazione sulla razza del Cane Corso Italiano.
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Gli abitanti di Montopoli di Sabina, comunemente chiamati Montopolesi, hanno il soprannome di "Corsari", la cui origine si perde nel tempo. Per molto tempo gli abitanti si sono interrogati sull'origine di questo soprannome, che quasi automaticamente ci riporta al tempo dei Corsari, della pirateria e delle battaglie navali. Questa immediata spiegazione non è storicamente compatibile dal punto di vista temporale, poiché le prime azioni dei corsari risalgono al XVI sec., inoltre queste avvennero in mari lontani, dove veloci navi inglesi e francesi diedero la "caccia" ai galeoni spagnoli carichi d'oro durante il loro viaggio di ritorno in patria. Da ricordare che Montopoli dista parecchi Km dal mare e i suoi abitanti hanno tradizioni legate all'ambiente agricolo. Per i nostri ricercatori, stabilire il periodo della nascita del soprannome, divenne di fondamentale importanza, poiché determinato un periodo storico di riferimento, si potevano meglio concentrare le ricerche. Verificare l'esistenza nella zona di paesi con una situazione analoga: abitanti con soprannomi che non riprendono l'attuale denominazione, fu un'iniziativa importante. Da questi approfondimenti è emerso che gli abitanti di Casperia hanno il soprannome di "aspresi", di origine medievale, poiché all'epoca la cittadina era chiamata "Aspra", con riferimento alla zona edificata difficilmente raggiungibile. Nel caso invece degli abitanti di Cantalupo, il loro soprannome di "bambocciari" deriva dalla presenza all'entrata del paese di due statue di epoca romana. Si poté così dedurre, che i soprannomi risalivano con probabilità al periodo medievale ed erano assegnati in riferimento a particolarità dei luoghi. Il lavoro di ricerca documentale dava nel contempo i suoi frutti: in un antico manoscritto di un anonimo Montopolese, conservato presso l'Archivio Alibrandi di Montopoli, fu trovata la risposta al quesito originario. Il manoscritto tratta delle vicende di Montopoli dalle origini al sec. XVI , nel corso della cronaca riferita all'inizio del XII sec. si legge:"
.fu la popolazione di Mons Operis (Montopoli n.d.a) che, come è tradizione aveva uomini in natura armigeri e forti e provveduti tutti di Cani Corsi per la difesa propria e delle campagne, tanto che venivano soprannominati corsari."
I canili dei Corsi...strani ripostigli...
La parte vecchia di Montopoli conserva intatto il suo fascino di cittadina medievale, con le sue stradine lastricate che si arrampicano verso la parte alta del paese, interrotte di tanto in tanto da vicoli tanto stretti quanto puliti e ben conservati. Dalla sommità, nella piazzetta di fronte al Torrione si può godere un panorama stupendo, che spazia dall'ampia vallata del Farfa con la maestosa e celebre Abbazia, ai contrafforti degli Appennini, con i diversi paesini costruiti su cocuzzoli in ossequio ad evidenti necessità difensive. Spostando l'attenzione dalla bellezza dei luoghi ai particolari architettonici, si possono notare in alcune abitazioni piccole porte al piano terreno. Dischiuse le porte si possono osservare piccoli ambienti (4-6mq), tutti caratterizzati da un'altezza insolita m 1,30/1,40 difficili anche da utilizzare, poiché un uomo non può stare ritto. I montopolesi li hanno trovati inadatti per essere utilizzati come stalle (a parte la puzza), poiché troppo bassi per i bovini, troppo piccoli per il ricovero degli ovini, mancanza del "trocco" e delle "scoline" per tenervi il maiale. Nel corso dei secoli alcuni di essi sono stati scavati per ricavare un'altezza accettabile, come ancora oggi è visibile osservando il livello della pavimentazione originaria, poiché gli scavi hanno portato alla luce le pietre delle fondazioni. Nell'edificio della scuola si trova uno di questi ripostigli, chiuso da una grata murata che conserva l'altezza originaria. Questi ambienti per le dimensioni interne e degli accessi sono del tutto simili ai locali destinati agli animali utilizzati per i combattimenti con i gladiatori, che si trovano nell'anfiteatro di Pompei, considerato il più antico esempio di anfiteatro romano (80 a.c.).
Le origini di Montopoli ... I Romani...
Nel nostro paese, basta risalire alle origini di un nome, scavare il sottosuolo, guardarsi attorno, per ritrovarsi a contatto con la civiltà romana; anche i fatti che ci occupano, non sfuggono a questa regola
All'epoca di Augusto era edificata nel territorio dell'attuale Montopoli, la villa di un celebre letterato e generale romano Cajo Asinio Pollione, a questo insediamento si fa risalire il nome della cittadina, Mons Pollionis, da cui Mons Operis con riferimento all operosità dei suoi abitanti, Mons Opulens per la fertilità delle terre, da cui Montis Opulis successivamente. Senza voler entrare più di tanto sulle ipotesi dell'origine del nome di Montopoli, (quella presentata è trattadal già citato manoscritto presso l'archivio Alibrandi), possiamo affermare che i romani operarono massicciamente sul territorio, influenzandone anche lo sviluppo futuro. Oggi a distanza di duemila anni si possono notare tracce della vecchia centuriazione romana del territorio e, in alcuni casi, le quadrettature di cinquanta jugeri (lo iugero era la quantità di terra che uno schiavo con due buoi doveva arare in un giorno, circa un quarto di ettaro).
Le origini di Montopoli, confermano ulteriormente che il cane Corso è il diretto discendente dei cani usati dai romani per la guerra e gli spettacoli circensi: i Molossi e i Pugnaces Britanniae. A proposito di quest'ultimi il poeta Grazio (età augustea), scrisse: "si chieda e a morte accenni l'aspra lotta, pari ai molossi lo vedrai famoso"(da Cynegetica versione P.Donà).
Il fatto
distruzione del castello di Tribuco 1138
Non si può parlare delle vicende del Castello di Tribuco senza parlare dell'Abbazia di Farfa, poiché la storia di questo Castello è strettamente legata a quella della potente Abbazia .L'Abbazia di Farfa fu edificata ad opera di S. Lorenzo Siro intorno alla metà del VI secolo, sui resti di una villa romana del II-I sec. a.c., devastata dai Longobardi fu abbandonata e successivamente riedificata ad opera di S. Tommaso da Moriana al suo ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa. Con l'aiuto del Duca di Spoleto Faroaldo II, Farfa inizia la sua ascesa, interrotta dal breve periodo di dominio dei saraceni (898-915). Farfa seguì l'influenza riformatrice di Cluny, rifiorì anche patrimonialmente, protetta da importanti privilegi imperiali. In quel periodo Farfa era di fatto uno stato, con un'economia fiorente, con tanto di esercito per lottare contro i signorotti e i vassalli locali, per i possedimenti di Tribuco e Bocchignano. Nella lotta per le investiture Farfa aumentò la sua autonomia da Roma, parteggiando per l'imperatore Enrico IV; dopo il Concordato di Worms (1122) Farfa passò sotto la tutela pontificia. Il Castello di Tribuco, cercò sempre di contrastare il dominio feudale di Farfa in terra Sabina, almeno fino a quando questa scelta non lo portò alla completa distruzione
Nel mese di Ottobre del 1137, Il Castello di Tribuco, si sollevò contro l'autorità del potente Abbate Adinolfo I, scacciando gli uomini fedeli al monastero farfense. In particolare, l'orrenda mutilazione di un monaco ad opera dei tribicensi (fu accecato e gli tagliarono lingua e orecchi), destò tale indignazione tra i Farfensi e i vicini, da provocare una violenta reazione.
Il racconto che segue è tratto da un documento del 1862, che ha come titolo :Dell'Acqua Salso-Marziale in Farfa di Sabina memoria del Dott. Lorenzo Costantini di Poggio S. Lorenzo: "
l'infelice monaco cieco privo della favella e delle orecchie barbaramente amputate, venne da questi ribaldi posto e legato sopra il giumento, che pratico del sentiero lo ricondusse al monastero tutto grondante di sangue. E' facile immaginarsi l'affliggente impressione che poté cagionare tal vista nell'animo dell'Abate ed il risentimento che eccitò in tutta la Famiglia Monastica il funesto racconto di si crudele, ed inumano trattamento. Un bando venne tosto pubblicato per l'assembramento in Farfa degli uomini d'arme. Prima ad accorrere al Monastero per offrire il suo braccio onde vendicare l'onta e l'ingiuria gravissima recata all'abate, la Popolazione di Montopoli, la quale, come è tradizione aveva uomini in natura armigeri e forti e provveduti tutti di cani corsi per la difesa propria e delle campagne, tanto che venivano soprachiamati Corsari. Accorsero in seguito anche i vassalli del vicino Castello di Fara e fecero la stessa offerta. Allora fu che l'Abate Farfense col voto unanime di tutti i monaci, ordinò ai Montopolitani, e Farfesi collegati sotto le armi, di attaccare il ribelle Castello di Tribuco, scacciarne gli abitanti coll'usurpatore Crescenzo e, darlo alle fiamme, onde neppure i ruderi ricordassero la ribellione ivi avvenuta. Trovarono gli assalitori viva resistenza, poiché il Conte aveva accresciuta la forza dei Tribicesi con ragguardevole numero de' suoi vassalli Nazzanesi. Il conflitto fu sanguinoso, e durò quasi un giorno intero, ma nell'attacco avendo i grossi cani menata gran strage perché resi più fieri da lungo precedente digiuno, dovettero i ribelli finalmente fuggire ed abbandonare il Castello."
In un articolo dal titolo "La distruzione del Castello di Tribuco in Sabina" pubblicato nel 1992 sul giornale "Mondo Sabino", autore Roberto Donati, sono forniti ulteriori dettagli sull'evento. Viene indicata la partecipazione diretta alla distruzione del Castello di Tribuco delle truppe imperiali al seguito dell'imperatore Lotario II , in quei giorni in Italia per le lotte interne alla chiesa (tra Papa InnocenzoII e l'antipapa Anacleto II), con lo scopo di porre fine alle ribellioni che si stavano perpetrando ai danni dell'Abbazia di Farfa. E' pure indicato l'utilizzo dei Corsi nella battaglia:
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ma caso volle che i montopolesi riuscissero a scoprire un passaggio segreto che portava all'interno della fortezza, e da quel passaggio fecero entrare alcuni "cani corsi" affamati, tenuti da più giorni senza acqua e cibo. Alla vista degli abitanti tribicensi, gli animali presi dai morsi della fame si lanciarono rabbiosamente sulle persone facendone un'impressionante strage. I difensori di quel maniero già esausti, a quella carneficina s'impaurirono ed abbandonarono la lotta lanciandosi dagli spalti del castello cercando salvezza nelle acque del Farfa." Questa la narrazione dei fatti che portarono alla distruzione del castello di Tribuco o Tribico. Oggi dell'antico castello che sorgeva nei pressi dell'attuale località Pontesfondato nel comune di Montopoli di Sabina, non restano che piccole tracce delle sue rovine.
Montopoli e il Cane Corso... dal passato al futuro
I servigi dei Montopolesi resi negli anni in favore dell'Abbazia di Farfa, furono ben ricompensati: il 24 Aprile 1390 con atto solenne l'Abbate Niccolò II dietro il pagamento di 94 fiorini cedette alla comunità di Montopoli metà dei terreni appartenenti al distrutto Castello di Tribuco, successivamente nel 1489 ci fu un'altra donazione ad opera dell' Abbate commendatario* Cardinale Giambattista Orsini. Questi lasciti, hanno dato ai montopolesi un effettivo benessere, mettendo al riparo questa comunità dalle varie carestie succedutesi nel corso dei secoli. Oggi questi possedimenti sono dati in affitto per uso agricolo. In questi ultimi anni è nato un movimento d'opinione per un uso diverso di questi terreni, per accrescerne la rendita economica e il numero delle persone occupate, nonché una valorizzazione internazionale della cittadina di Montopoli. Con questi intenti è nato il progetto "Montopolandia", che prevede la costruzione di un parco divertimenti a livello Europeo, alla cui realizzazione hanno mostrato grande interesse importanti gruppi italiani e stranieri.
**Gli Abbati commendatari non erano monaci. Inizialmente furono i Papi a proporre personaggi benemeriti della Chiesa. Con il tempo, questa "Commenda" divenne ereditaria e in alcune famiglie le Abbazie divennero parte del loro patrimonio.
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