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E' certamente un tema estremamente delicato che vogliamo affontare anche in segno di solidarietà ad un nostro caro amico che un pò di tempo fa ha visto alcuni suoi cuccioli bersagliati da questa terribile malattia, fornendo al tempo stesso indicazioni in materia a chiunque riscontri, attraverso queste poche righe, una situazione anomala nel proprio compagno a quattro zampe.
Nel caso di questa malattia, una diagnosi precoce è il miglior mezzo per combatterla e sconfiggerla. Considerata diversi anni fa, a ragione, un vero e proprio flagello per le cucciolate, la parvovirosi o gastroenterite emorragica virale ha assunto oggi una diffusione decisamente meno allarmante, grazie soprattutto alle massicce campagne di profilassi effettuate negli anni passati e alle quali anche l'AICC si impegnerà ancor di più, per il futuro, a partecipare.
In effetti, i cuccioli colpiti da questa grave infezione virale risultano essere anno dopo anno in numero sempre minore specialmente se raffrontati alle devastanti epidemie degli anni '80. Non per questo, però, la malattia si manifesta, nei soggetti colpiti, in modo meno grave di quanto non fosse in precedenza.
A insorgenza brevissima (un cucciolo apparentemente sano può morire anche solo dopo 24 ore dalla comparsa dei primi sintomi) la gastroenterite da parvovirus si manifesta fondamentalmente con la comparsa di diarrea liquida ricca di sangue, nerastra e fetida accompagnata da vomito incoercibile, disidratazione, scomparsa dell'appetito, brusco aumento della temperatura corporea e profonda prostrazione; il virus viene eliminato in grande quantità attraverso le feci, costituendo così un reale pericolo per gli altri elementi della cucciolata.
La violenza e la repentinità della comparsa di queste tipiche manifestazioni, associate al fatto che molto spesso esse si verificano in cuccioli di pochi mesi di vita, debilitati da cambiamenti di ambiente e di alimentazione, o stressati da trasferimenti in condizioni disagevoli rendono la prognosi di questa malattia decisamente infausta: la percentuale di decesso è infatti molto elevata nonostante vengano adottate precocemente tutte le terapie idonee.
Queste consistono essenzialmente nella reidratazione forzata del cucciolo mediante somministrazione di elevate quantità di soluzioni saline per via endovenosa, unitamente all'utilizzo di antibiotici per il controllo di infezioni secondarie, di antiemorragici per limitare le perdite di sangue con il vomito e con le feci e di sieri immuni, vale a dire di anticorpi specifici contro la parvovirosi. Quei cuccioli che superano questo stadio acuto della malattia possono in seguito manifestare disturbi cardiaci come conseguenza dell'infiammazione provocata dal virus nei confronti del muscolo cardiaco.
La vaccinanzione precoce contro la parvovirosi, effettuata anche a partire dalla 4° - 6° settimana di età nei soggetti più a rischio, fornisce fortunatamente un valido baluardo nei confronti dello sviluppo della malattia, in modo particolare se prevede l'utilizzo dei più moderni vaccini attenuati, nei quali il virus che viene iniettato nel cucciolo non è morto ma solamente reso inoffensivo. Quest'ultimo tipo di vaccino provvede infatti a stimolare la formazione di una immunità decisamente più solida e duratura rispetto a quella indotta dal vaccino e virus inattivato. Nell'ambito delle procedure di prevenzione, occorre segnalare la recente comparsa di specifici test che permettono l'individuazione precoce del virus, nel sangue o nelle feci, ancor prima che compaiano i sintomi clinici propri della parvovirosi.
Grazie all'uso di questi test è così possibile iniziare le terapie specifiche quando le condizioni generali del cucciolo sono ancora soddisfacenti, aumentando in misura considerevole le possibilità di guarigione e di sopravvivenza. Il consiglio, pertanto, dell'Associazione italiana Cane Corso a tutti i proprietari di cani è quello di essere sempre molto aperti a qualunque tipo di soluzione ed intervento, meglio essere eccessivamente prudenti e correre dal veterinario una volta in più che rammaricarsi per tutta la vita di non aver fatto tutto il possibile per il proprio compagno cane. Grazie
La redazione
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