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ATTI CONVEGNO CIVITELLA ALFEDENA 1990

 
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The breed
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The breed
 
 

CIVITELLA: INTERVENTO DEL DR. BREBER

 
 

COME HO SCOPERTO IL CANE CORSO:
IL METODO DI INDAGINE DA ME SEGUITO

dr. Paolo Breber

Quando nel 1973 mi sono trasferito per motivi di lavoro in provincia di foggia, il prof. G. Bonatti, di Pegognaga, studioso delle razze canine, mi scriveva una lettera in cui diceva tra l'altro:"... ha notato in quei luoghi un cane molossoide a pelo corto, differente dal mastino napoletano, simile al bullmastiff, rassomigliante al cane da presa di Maiorca? Mi assicura il prof. Ballotta di aver visto di questa antica razza pugliese parecchi esemplari. A me è sfuggita, e non ho trovato alcuna menzione negli scrupolosi naturalisti dell'Ottocnto."
E' stato tale quesito a far partire la mia indagine.
La suddetta indicazione era una base assai tenue per poter individuare la razza; non era nè una descrizione morfologica all'infuori della definizione di molossoide, nè diceva che funzione svolgesse, nè presso chi potevo trovarla. Ho iniziato al mia ricerca chiedendo ad alcuni conoscenti foggiani, in primo luogo all'amico Luigi di Loreto. Tutte le persone avevano ricordi che risalivano agli anni '50 o prima non hanno esitato a dire che il cane che cercavo era il Cane Corso.
Questa individuazione del nome è stato il primo fatto importante in questa indagine. "Cane Corso" è un termine d'uso corrente in Capitanata tra la gente di paese e di campagna (ho raccolto sinanche un detto: <<brutt' come nu cane cors'>>) ma non è una parola dialettale. Un ricerca superificiale e non sistematica mi ha fornito questi illustri precedenti:
"Canum ex Corsica (Kursshund) in italia, Romae praecipue, usum esse aiunt adversus apros & boves feros". Konrad Gessner - 1551 - De Quadrupedibus - p. 244.

"Il Corso ha gran possanza, ardito assale
La fera, e la ritien: poichè l'ha presa,
Sciorre il dente non sa; ma poco vale
Per raggiungerla poi, che in fuga è stesa:
Non ha dal ciel sortita al nome eguale
Prestezza il corpo suo, che troppo pesa:
W la virtù diffusa in sì gran seno
Mal lo riempie, e ne vien tosto meno"

Erasmo da Valvassone - 1591 - Della Caccia - V.78

Questo termine l'ho inoltre riscontrato in: Innocenzo Malacarne, 1851, Compendio di Storia naturale, Milano. Giovanni Omboni, 1852, Elementi di Storia naturale, Milano. Francesco Minà Palumbo, 1868, Catalogo dei Mammiferi di Sicilia, Annali Agr. Sic. XII, 2 serie, Palermo.

Quale è la radice di questo etimo? La spiegazione più facile è quella data dal Gessner ma Bonatti propendeva per una derivazione celtica con significato di forte, grezzo come nella parola inglese "coarse".
Molto comune, fino a non molti anni fa, ora però nessuna delle persone da me inizialmente intervistate era in grado di riferirmi degli avvistamenti recenti del Corso. Comunque, da questa fonte ho avuto le prime indicazioni sull'indole e sulla funzione della razza.
Uno dei suoi compiti era quello di difendere il carro con il suo carico. Sebbene gli autocarri esistano da molti decenni, l'uso di trasportare le merci con trazione equina è scomparso molto gradualmente. Ancora oggi è possibile noleggiare carro e cavalli in piazza a Foggia. Questo tipo di trasporto è lento con lunghi tempi di percorrenza. Ciò lo rende particolarmente vulnerabile negli assalti dei ladri. Oltretutto, d'estate, si preferiva viaggiare col fresco della notte ed il carrettiere volentieri si addormentava. La necessità di un forte cane da guardia al seguito è evidente con la conseguenza che il corso era un annesso immancabile al carro. Un altro ruolo di qeusto cane era quello di braccio destro delel guardie campestri. Dopo la mietitura tutti abbandonavano le masserie che restavano così deserte nei mesi estivi. per salvare le case dal saccheggio da parte di malviventi si usava lasciare un uomo, guardiano solitarioil cui unico compagno era un Corso. Questa convivenza, da soli, notte e giorno, generava uno straordinario affiatamento tra unomo e animale e ciò portava il docile e sensibile Corso a delel manifestazioni di intelligenza straordinarie. Questa intimità portava ad una ubbidienza ottenuta con metodi del tutto personali e a volte il padrone riusciva a comunicare i suoi ordini con segni impercettibili alle altre persone presenti.
Ricca è l'aneddotica tesa ad illustrare la sagacia e duttilità della razza. I seguenti sono gli episodi che ho sentito più spesso o mi sono rimasti nella memoria. Divertente è il caso di quel cane che, pattugliando da solo la masseria con le sue dipendenze, trovò di notte un ladro di polli che si stava introducendo carponi in un foro praticato nel recinto. Lo afferrò per il fondo dei pantaloni e lo tenne così per lungo tempo, senza scomporsi e senza danni, finchè non arrivò il guardiano.
Classica e frequente è la storia del cane che di soppiatto va in paese a cercare soccorso per il padrone assediato nella masseria dai ladri. Più particolare è quella vicenda in cui l'uomo, volendo prendere il fucile con neri intenti a causa di una lite, venne affrontato dal suo steso Corso che in nessun modo gli permise di prendere l'arma finchè la sua mente restava accecata dall'ira. Spesso raccontata è la storia del Corso e del venditore di cocci. Qui il cane accompagna il suo padrone a comprare una brocca nel giorno di mercato. Il venditore di vasellame ha tutta la sua brocca esposta in terra ed invita il cliente a scegliersi l'articolo. A questo punto è il cane che prende l'iniziativa e va deciso a prendere precisamente quel vaso usato dal commerciante per riporre i soldi delle vendite, con molta ilarità dei circostanti. Oppure quell'altro burlone che mandava il suo Corso a rubare le zucche nell'orto del vicino senza farlo scorgere ordinandogli di strisciare sul ventre.
Questi vecchi, che mi avevano per primi parlato del Corso, lo avevano descritto senza avere esemplari in carne ed ossa da mostrarmi, per cu, se avevo capito abbastanza bene l'indole, l'attitudine e la funzione, la morfologia e l'aspetto restavano vaghi. Per un perioso iniziale piuttosto lungo il contato diretto con la razza mi era sfuggito, ma finalmente vidi i primi esemplari portati fuori concorso alla mostra canina di Foggia nel 1974 e poco dopo scoprii il nucleo di S. Paolo di Civitate.
Ora avevo sotto gli ochi alcuni soggetti che mi venivano proposti come rappresentativi ma che in realtà erano tra loro molto eterogenei. La razza era in fase di decadenza e regressione numerica da almeno venti anni e ciò era evidente in questo manipolo di superstiti. Come fare per orientarmi?
Come discriminare ciò che era tipico da ciò che era spurio?
Il mio primo approccio subconscio al problema è stato quello di notare subito le caratteristiche differenti da quelle delle razze note e presenti nello stesso areale.
Il primo elemtno tipico che è balzato all'occhio è stato la colorazione e la forma del pelo. Il pelo del Corso è decisamente rustico: corto ma non raso, fitto con sottopelo, aderente, duro, sulla linea del dorso diventa setoloso. Sebbene con l'esperienza di ora posso dire che sono tipici anche manti omogenei, comuni ad altre razze, come il fulvo, il nero ed il grigio piombo, allora sono rimasto colpito da alcune colorazioni veramente esclusive quali la tigratura nera su fondo brizzolato, la tigratura a tre componenti: nero - grigio - marrone, ed il manto caffè sfumato in scuro. Dopo questo primo passo abbastanza facile, ora la mia ricerca, usando il cosiddetto metodo per esclusione, si arenava. In molti soggetti esaminati c'erano chiare immissioni recenti di Alano, Boxer, Mastino napoletano, e più antichi di levriere e mastino abruzzese. Come era possibile distinguere la base molossoide non meglio definita del Corso dalle sovrapposizioni molossoidi suddette? Il levriere portava ad un evidente sfinamento ed il mastino abruzzese si tradisce(ma non sempre) da un allungamento e da un infoltimento del pelo, ma le altre razze menzionate danno una commistione che allora, nella mia ignoranza di ciò che costituiva il Corso, era inestricabile. Era chiaro che non potevo stabilire lo standard facendo la media delle caratteristiche di tutti i soggetti che mi venivano presentati in quanto il pesante meticciamento mi avrebbe fatto cadere la media su valori sbagliati. Data la situazione di decadenza della razza, solo pochissimi esemplari dell'intera popolazione erano da ritenere rappresentativi dello standard.
D'altronde è errato ritenere lo standard come media delle caratteristiche di tutti i soggetti della popolazione razziale, bensì è anzitutto un ideale nella mente dell'uomo. Se l'uomo conduce una selezione efficiente, una elevata percentuale dei soggetti che compongono la razza parteciperà di questo ideale, se invece la selezione è trascurata, pochi saranno rappresentativi. In questa seconda situazione si trova il Cane Corso.
Perciò, per stabilire lo standard bastava al limite trovare anche un solo soggetto sul quale tutti gli intenditori fossero concordi. Anche volendo esprimere lo standard come una media, sarebbe stato necessario scartare preventivamente tuti gli individui non sufficientemente rappresentativi. E questa cernita l'avrebbe potuta fare solo chi già conosceva il Corso dai tempi migliori. In conclusione, la mia indagine, prima ancora di essere un reperimento di esemplari, è consistita in una lunga serie di interviste e chiacchierate con pastori, vaccari e contadini e altri testimoni autentici. Dovevo raccogliere la tradizione vivente. Non è facile codificare ciò che viene raccontato. Anzitutto c'è un problema di linguaggio in quanto i termini non sono mai oggettivi; si parla di grande, piccolo, lungo, corto etc. Spesso la gente ha la tendenza di dire ciò che pensa faccia piacere o effetto a chi ascolta. Una volta, chiedendogli dove aveva preso i suoi Cani Corsi mi sono sentito dire da un campagnolo che venivano da Milano. Per un meccanismo psicologico ineluttabile, un proprietario di cani tende a definire lo standard sui propri soggetti. Dopo più di 15 anni che studio la razza e dopo aver osservato diverse decine di soggetti sparsi nelle province di Campobasso, Benevento, Bari, ma soprattutto Foggia, la mia attenzione si è fermata su alcuni le cui misure morfologiche qui riporto in appendice e che ritengo definiscano il Cane Corso. La struttura è quella di un cane dalle proporzioni naturali, dall'ossatura e muscolatura potenti, un corpo ben legato, efficiente, in grado di condurre una vita di movimento sui pascoli ed in campagna. Per essere un molosso puro ha un corpo slanciato. La pelle è spessa, ben tirata sul collo e la testa. Le labbra non sono carnose o gonfie. Osservato lateralmente il profilo del muso non forma rigonfiamento sotto al tartufo. Le orecchie sono tagliate corte lasciando solo una piccola punta dritta; la coda si taglia in modo da lasciare nel cane adulto un mozzicone di circa 20 cm.
Le mie misurazioni includevano in tutto 22 parametri per soggetto ma qui ho voluto riportare solo quelli che al momento attuale della razza ritengo significativi: individuazione della taglia e caratterizzazione del capo.


 
     
 
CIVITELLA 1990
 
 
ALLEGATI CIVITELLA
 
 
 
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