Parlare del cane corso dalle origini a oggi,ci porta inevitabilmente a confrontarci in primo luogo con la storiografia e la storia della razza. La prima ci consente di attingere a conoscenze del passato più o meno remoto,la seconda ci vede testimoni e qualche volta protagonisti della realtà di razza. Per questo la cucitura, per non dire la fusione, delle due parti è un ’operazione delicata che richiede rigore e onestà intellettuale.
Quella del cane corso è la storia di una razza che ha attraversato i secoli, condividendo il destino delle popolazioni con cui era a contatto,subendo i mutamenti ambientali,economici e culturali che si sono susseguiti nel tempo.
Si potrebbe parlare della storia di razza in maniera tradizionale e, come in un immaginario volo, sorvolare i secoli, partendo dai molossi antichi progenitori del corso, poi via un’elencazione di scritti e autori ove viene citata la parola corso, a documentarne l'esistenza in tempi lontani. Si ci potrebbe soffermare per un attimo per parlare del suo uso bellico (ricerca dell ’AICC su fatti del 1037), per poi “planare ” in tempi più recenti, al suo uso di ausiliario nell ’ambiente agricolo, per sconfinare nella quasi attualità del recupero e del riconoscimento...
Tanto è stato scritto e riscritto a proposito, che si finirebbe per dire cose scontate.
Per questo vorrei cimentarmi in un ’analisi circa l ’uso che si può fare della storia del cane corso e dimostrare come la storia possa essere raccontata in modo diverso e come queste “storie ” diverse, finiscano per riconoscersi e perfino legittimarsi a vicenda, quando sono funzionali a supportare tesi di parte.
Andiamo con ordine. Si può innanzitutto dire che anche la storia del cane corso può essere raccontata con un taglio diverso, così come avviene in molti scritti storici riferiti ad altre situazioni,subendo l ’influenza dell ’approccio culturale, per non dire filosofico, di chi scrive. Si potrebbe, ad esempio,mettere in evidenza che il fatto stesso della razza giunta sino a noi dopo alterne vicende, faccia parte di un disegno più grande (“piano divino” S. Agostino);
oppure potremmo sottolineare,secondo la concezione decadentista, il fatto che anche il corso si sia man mano allontanato dall ’originario splendore; ancora, secondo una concezione di tipo “meccanicistico”, che quanto accaduto al corso altro non sia che il prodotto necessario e automatico di fattori ambientali.
Questa premessa non è casuale,poichè oggi assistiamo a un uso a dir poco disinvolto di ricostruzioni storiche,spesso funzionali ad accreditare e giustificare, per non dire omologare, una realtà attuale di riferimento. Abbiamo da una parte chi, rifacendosi a piene mani alla storiografia e al supporto delle citazioni bibliografiche, ha voluto accreditare la tesi che la razza sia sempre esistita come tale, finendo con il barare al tavolo della verifica cinotecnica, quando si presentavano situazioni ed evidenze non compatibili con il disegno primario. Questa storia così come ci è stata raccontata ha prodotto solo la necessità di combattere la realtà di razza e di coloro che la sostenevano. Nella sua aberrazione dogmatica è diventata schiava della necessità di costruirsi specifici riscontri. Pur contenendo in sè una parte di verità, ha preferito sacrificarla in ragione della sua totale omologazione. In questo caso, che riguarda la cosiddetta “storia ufficiale”, si è raggiunto il paradosso che per una volta la storia ha finito per determinare se stessa.
A far da contro altare vi è una storia che definirei “rustico-moderna” che è di supporto a chi vede il futuro della razza come una nebulosa di ricordi nostalgici legati al corso inserito in una civiltà arcaica che non esiste più.
A questo proposito è necessario aprire una parentesi e ricordare che la razza ha subito parimenti all ’uomo le profonde modificazioni ambientali derivanti dalla meccanizzazione dell ’agricoltura e, più in generale, dal processo di urbanizzazione che ha caratterizzato in questo ultimo secolo il nostro paese. Un corretto approccio metodologico non può prescindere da guardare alla storia del cane corso in stretta relazione con il contesto in cui si svolgono i fatti. Oggi nel caso della storia “rustico-moderna” assistiamo il più delle volte a operazioni che tendono ad analizzare i fatti storici in maniera non omogenea. Un conto è disquisire sul cane corso agli inizi del secolo, legando saldamente il nostro a quel quadro storico di riferimento. Altra cosa scrivere un po ’ nostalgicamente del corso di quell’epoca, non visto già con gli occhi del fattore, del proprietario terriero, ma con gli occhi di chi è seduto davanti al computer con tanto di aria condizionata.
Per un attimo tutti vorremmo rivivere il periodo dei Cesari o esser testimoni della democrazia al tempo di Pericle, però vivere in quel tempo affascinante il resto dei nostri giorni sarebbe cosa ben diversa.
Perchè vorremmo fare un trattamento simile al nostro corso e collocarlo “fuori dal suo tempo”?
Talvolta questo modo di interessarsi alla razza, trova grandi estimatori proprio tra coloro che hanno esperienze di vita totalmente diverse, anche rispetto a quelle dell’ambiente agricolo di oggi, ancorchè modificato. La vita frenetica della città, con tutte le sue comodità e modernità, non di rado ci fa perdere il contatto con la natura. Anche gli animali una volta particolarmente a contatto con la popolazione, oggi sono presenti in minor numero (vedi i cavalli e gli asini). Quelli che permangono in numero importante, forse perchè destinati ad usi alimentari, sono custoditi in apposite strutture e, quindi, poco visibili.Ora è di tutta evidenza la vulnerabilità che può presentare chi vive in un contesto come questo, di fronte a scritti che gli trasmettono l ’emozione di riportarlo alle sue radici.
La storia scritta (costruita) come in questi due casi, quando finisce con l’essere il supporto ideologico e la motivazione dell ’”essere”, viene meno al suo compito originario e perde di ogni credibilità. Cosa resta di tutto questo? Nel primo caso restano una moltitudine di testi con titoli diversi, monografiche, viaggi all’interno della razza, ecc. Essi hanno diverse caratteristiche in comune: la banalità dello scritto, la ripetitività del già letto, il corredo fotografico con i corsi da omologare, quali indirizzo di razza e ... di allevamento.
Pazienza se più che corsi sembrano un’altra razza, l ’importante è che siano campioni .. In questo tipo di scritti mai,dico mai, un elemento di novità, uno spunto d ’interesse, solo il
triste clichè di quella che una volta era la razza del cane corso. Così anche il desiderio di conoscere e capire del povero appassionato, ignaro di tutto questo, viene sacrificato per fini mercantili. Le monografiche vengono pubblicizzate per tempo agli allevatori sollecitando l ’acquisto di spazi pubblicitari e al pubblico che si aspetta finalmente di leggere qualcosa di
nuovo.
A fronte di tanto abbrutimento ecco,quasi per reazione l ’altra storia. La descrizione delle attività del contadino, del massaro, del cacciatore diventano l’affresco ideale dove collocare il corso,quale insostituibile ausiliario.
Così ogni vecchia fotografia di un brutto cane diventa quella di un cane corso d ’epoca e l’opera del massaro, il suo modo di vivere al tempo, diventano il degno com- plemento. Così con questa operazione che ci propone il corso rustico senza vincoli e standard, si può omologare di tutto, dal bastardino di casa o al pseudo corso prodotto in allevamento.
Quella che stenta ad accreditarsi e a ottenere i maggiori consensi è la storia autentica della razza, quella che ci ha consegnato il corso vero, un animale superbo che ha fatto innamorare gli appassionati e suscitare l ’interesse per la razza. Questa èperò un ’altra storia, che vi racconterò la prossima volta.
Continua prossimamente ...
Renzo Carosio