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Articles about Cane Corso

ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO SULLA RAZZA

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The breed
 
 

IL MOLOSSO TRADITO

 
 
Questo scritto interessa le due razze molossoidi nazionali: il mastino napoletano e il cane corso. Come molti appassionati di queste due razze, più volte mi sono sentito chiedere, forse provocatoriamente, se non sarebbe stato meglio, al posto di queste due “razze”, con parecchi problemi, averne avuta una sola… bella, funzionale e… funzionante.
Per cercare di dare una risposta che possa avere un senso e una qualche valenza nel panorama cinofilo, si deve necessariamente ricorrere a una tecnica virtuale.

Proviamo perciò a fare insieme un percorso da viaggiatori del tempo perduto. Questo sarà possibile solo attingendo alle cono-scenze ed esperienze personali, arricchite dagli scritti e dalle testimonianze di altri appassionati e studiosi, che in questi anni si sono occupati delle due razze.
Iniziando il nostro viaggio nella memoria, scopriamo che tutto il materiale, confluito disordinatamente nella mente, col passare del tempo si è riordinato, quasi a dimostrare il miracolo del dono dell’intelletto. Così piano, piano, si sono create relazioni tra scritti e argomenti e, come nel “data base“ di un computer, si posso attingere informazioni correlate e così riflettere sulle tappe della nostra storia cinofila, che poi sono alla base del nostro esser mastinari piuttosto che corsisti....

La storia ha indicato chiaramente che il cane corso e il mastino napoletano erano in origine un’unica razza. Non vi è testo che non ripercorra, ma forse sarebbe meglio dire, batta le stesse strade. Tralasciamo l’origine dei molossi che ci porterebbe in tempi lontanissimi all’Asia centrale e al Tibet, ai molossi degli Assiri, al molosso dell’Epiro. In Italia le testimonianze antiche più significative (per numero e contenuto), della presenza di cani molossoidi sono di epoca romana. I romani li chiamavano genericamente “molossus”. Le ricerche fatte dagli appassionati sull’etimo del nome mastino hanno portato a propendere per due ipotesi: una derivazione dal provenzale mass = casa o dal latino mansuetinus = mansueto. Anche per risalire al termine corso troviamo analoghi riferimenti.
Uno dei primi studiosi che s’interessò al cane corso, il prof. Bonatti, propendeva per assegnare alla parola corso una matrice celtico-provenzale che aveva quale significato “robusto”, altra ipotesi più condivisa è quella che corso derivi dal latino cohors = guardia del corpo. Il termine mastino lo troviamo tra le opere dei maggiori scrittori del 1300 Dante e Boccaccio, in tempi successivi nel 1500 in opere dell’Ariosto. Il termine corso lo troviamo sempre nel 1500 nell’opera di Erasmo da Valvassone dove compare riferita al corso la famosa frase: “et sia facile all’ira, aspro et superbo”. Con questi presupposti si poteva collocare in ordine temporale la dizione corso successiva a quella di mastino. La ricerca dell’AICC (Associazione Italiana Cane Corso) dal titolo “Alla scoperta delle origini” pubblicata nel 1998*, riporta testimonianze circa l’uso bellico del cane corso in Sabina intorno all’anno mille, rimescolando così un po’ le carte. Se nel passato non c’era diversità di razza, ma solo diversità di denominazione, ed eventualmente d’impiego, non si ci deve scandalizzare se la selezione umana, con il tempo, ha creato due razze distinte. Gli inglesi hanno creato varietà di terrier che i profani (e non solo) fanno molta fatica a distinguere le une dalle altre. Di per sè la divisione del ceppo di origine in base all’utilizzo, poteva avere una valida motivazione storica e cinotecnica. Ora è di tutta evidenza che una volta operata questa scelta, si cercasse una miglior specializzazione per gli impieghi specifici delle due tipologie, finendo per aumentare in qualche misura la diversità.
In particolare il ceppo originario che per comodità chiamerò MOLOSSO ITALIANO era comprensibile che subisse nelle due tipologie una significativa differenziazione nell’altezza e nei pesi. Un po’ come è successo negli Schnauzer, dove esistono lo riesenschnauzer (schnauzer gigante) e addirittura due “razze” più piccole: lo schnauzer medio e lo zwergschnauzer (schnauzer nano).
A differenza degli schnauzer molto simili nell’aspetto e distinguibili per la taglia, quello che è accaduto al nostro “MOLOSSO ITALIANO” durante la fase della cosiddetta “specializzazione” nelle due tipologie, è stato molto pesante, al punto di stravolgere e distruggere l’identità razziale d’origine. Il mastino napoletano è stato oggetto di una selezione basata sulla ricerca dell’ipertipo verso l’alto.
Una ricerca sempre più esasperata che ha spostato la selezione fuori da ogni logica di lavoro e d’impiego, regalandoci un cane oltremodo pesante, con un aumento impressionante di pelle e rughe (che molti collegano a linfatismo).

Il rovescio della medaglia del nostro molosso italiano è stata la selezione funzionale di un cane di dimensioni più contenute con un ottimale rapporto peso-potenza. Questo lavoro ha dato risultati accettabili, fino a quando esponenti della cosiddetta cinofilia ufficiale hanno messo gli occhi su questo potenziale “gioiellino”. Forse senza rendersene conto, magari animati da buoni intenti, i promotori del riconoscimento hanno mischiato un po’ le carte, come ampiamente documentato. Disattendendo le verifiche sul campo, essi hanno redatto uno standard di razza che rispondeva più alle ragioni della politica (riconoscimento ufficiale) che a quelle delle realtà zootecnica della razza. La storia del molosso italiano aveva già avuto una tappa significativa nel 1949 al momento del riconoscimento della sua entità “specializzata” di taglia maggiore che aveva preso la denominazione di mastino napoletano.
Alla fine degli anni ottanta anche l’altro gruppo concorreva per salire agli onori del-l’ufficialità.
Il ceppo di origine comune con il mastino napoletano e la somiglianza dei cani a quei tempi, rischiavano però di essere un ostacolo insormontabile. Non restava, a questa seconda variante del molosso italiano, di rinnegare il suo ceppo di origine e tagliare qualunque legame con il fratello maggiore. Questa esigenza fu tanto sentita, al punto di trasferire nel disegno descrittivo del cane corso caratteristiche diverse della realtà zootecnica della razza. Il contenuto di questa operazione è condensato da quanto scritto dallo stesso autore nel disegno descrittivo: “In nessuna ragione il cane corso deve ricordare il mastino napoletano”.
La selezione di questa seconda tipologia del molosso italiano da lavoro denominato cane corso, dopo il riconoscimento ufficiale avvenuto nel 1994, prendeva tristemente la strada della ricerca dell’ipertipo, non solo di quei caratteri che avevano originariamente motivato la selezione da lavoro, ma soprattutto di quei caratteri che lo distinguevano e lo allontanavano dal mastino napoletano prima maniera. Purtroppo lo standard così redatto, finì per diventare il cavallo di Troia per introdurre e fissare nel cane corso caratteristiche di altre razze in particolare del boxer. Con questa operazione scellerata si programmava di fatto la distruzione del residuo patrimonio zootecnico riferibile all’antico molosso italiano. Infatti basta guardare le fotografie per verificare quanto gli odierni soggetti di mastino napoletano e di cane corso che ci propone quali riferimento la cinofilia ufficiale, possano rappresentare (e ricordare) la nostra storica razza.

Le foto proposte di seguito sono state utilizzate in pubblicazioni che hanno quali autori alcuni dei protagonisti (giudici, allevatori, club di razza), per questo diventano di fatto la documentazione storica fotografica di questo processo “evolutivo”.

 
Le opere dell’artista romano Bartolomeo Pinelli (1781-1853) sono presenti (e comuni) a corredo dei capitoli sulla storia della razza sia del mastino napoletano che del cane corso (fig. 1)



I cani rustici degli anni trenta presentati nella storia del mastino (fig. 2 e fig. 3) e quelli della stessa epoca presentati nella storia del cane corso (fig. 4 e 5), sono molto più somiglianti fra loro che non gli attuali loro “discendenti”.
Questa somiglianza si può cogliere anche nel periodo vicino al riconoscimento ufficiale delle due razze, quando l’influenza espositiva aveva ancora un peso relativo nella selezione


 
Foto 6: Guaglione il famoso cane di Piero Scanziani anni ‘40

Foto 7: femmina di mastino degli anni ‘40



Foto 8: maschio di mastino anni ‘50
Foto 9 : Cinzia di Ponzano femmina anni ‘60
Foto 10: Ch. Ovidio maschio anni ‘60
Foto 11: Holco di Bilangione campione degli anni ‘70
Foto 12: una coppia degli anni ‘70 all.to del Vittoriale



Foto 13: cane corso frumentino anni ‘40
Foto 14: cane corso degli anni ‘50
Foto 15: cane corso degli anni ‘60
Foto 16: Dauno maschio anni ‘70 considerato il punto di partenza per la selezione utile
al riconoscimento
Foto 17: Basir anni ‘80 soggetto ispiratore dell’attuale standard di razza
Foto 18: Bulan fratello di Basir a differenza del fratello era più potente e di taglia maggiore



 

Foto 19: Boris anni ‘90 primo maschio a ottenere il titolo di Ch. italiano 1996, primo top dog della razza ‘94, modello di razza alla presentazione per il riconoscimento FCI nel 1996



 

Mastini e corsi degli anni 2000

Foto 20: Ch. Urania del Castellaccio

Foto 22: Ch. Chenò della Porta Dipinta

Due soggetti particolarmente significativi in quanto migliori di razza alla mondiale di Milano del 2000 ( mondiale tenutasi nel paese di origine)


Come potete notare dalla visione delle fotografie, la razza del mastino napoletano è rimasta sostanzialmente stabile per un trentennio (fine anni ‘70) per cui il processo “evolutivo “ si è sviluppato nei successivi vent’anni.
Nel cane corso il processo “evolutivo” si è compiuto in pochi anni. Infatti tutto cominciò nel 1998 con l’apparizione, da un giorno all’altro, di soggetti con caratteristiche di tipo mai viste prima. Per il cane corso l’interrogativo di come sia potuto accadere ciò, viene accentuato dal fatto che lo standard di razza non è mai cambiato.
A questo punto ogni altro commento appare superfluo, le immagini sono abbastanza eloquenti....

Renzo Carosio


Articolo pubblicato sulla rivista Canidapresa

 
     
 
ARTICOLI
 
 
AUTORE
 
Renzo Carosio
 
Renzo Carosio, autore di questo articolo è attualmente il Presidente dell'AICC nonchè titolare dell'allevamento del Cane Corso Saxellum (Val d'Erro). Oggi è considerato uno dei maggiori competenti della razza. Autore di numerosi articoli pubblicati su riviste specializzate e siti internet, viene costantemente invitato in Italia e all'estero a giudicare in manifestazioni importanti.
 
 
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L'articolo scritto da Renzo Carosio sullo stato attuale delle razze cane Corso e Mastino napoletano in versione PDF
 
 
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